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Campi Salentina
martedì, Marzo 31, 2020
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Celebrazione della Messa domenicale ore 10.30

Dal giorno 22 settembre, riprende la celebrazione della S. Messa alle ore 10.30

Festa di San Pio da Pietralcina

Santa messa ore 19 in onore del Santo nostro conterraneo

Campi ritorna alle origini – S. Messa alla Madonna dell’Alto

 

La chiesa della Madonna dell’Alto sorge nelle campagne di Campi Salentina, in una zona di confine con l’agro di Cellino San Marco e Squinzano.
Grazie alla storia scritta da esperti studiosi e raccontata dai nostri nonni, oggi possiamo risalire alle origini della nostra città.
Campi Salentina deve le sue origini alla zona denominata “Madonna dell’Alto“: situata più in alto rispetto all’attuale città di Campi, comprende diversi ettari di terreno, un casolare ed una chiesetta in onore, appunto, alla Madonna.

Per non dimenticare le nostre origini, e per rendere omaggio alla Madonna dell’Alto, il 3 Giugno 2018 si è svolta la seconda edizione di Corri che Campi, una mattina all’insegna dello sport, avventura e preghiera.

La Parrocchia “Santa Maria delle Grazie”, in collaborazione con la Parrocchia “San Francesco d’Assisi”, ha riunito tutti i fedeli lì dove nacque Campi. Alle 11:00 si è celebrata la S. Messa in quella chiesetta che, come ha ricordato don Sandro, un tempo ospitava tanti fedeli per le Messe di ogni giorno.

Grazie all’aiuto di tanti volontari, l’auspicio è che questa iniziativa possa ripetersi ogni anno, per rendere omaggio alla Madonna e per non dimenticare le nostre origini.

 

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Grest 2018

Era arrivata l’estate e con lei erano cominciate le vacanze, il caldo di Luglio si faceva sentire, ma per noi dell’Odb non era ancora tempo di fermarsi.
Era finalmente giunto il nostro momento, quello che ogni anno attendevamo con impazienza.
C’era un appuntamento importante ad aspettarci, il nostro preferito: il Grest Estivo!
“Espera-un desiderio per il domani” e, in un attimo, animatori e bambini, ci siamo ritrovati catapultati in Messico.
A noi animatori bastava riunirci tutti insieme in quel Centro Pastorale che, improvvisamente, si trasformava in casa nostra, con addosso le magliette rosse, per sentirci pronti ad affrontare due settimane ricche di impegni e responsabilità.
A darci lo spirito giusto, la forza e la grinta erano, come sempre, i bambini. I loro sorrisi, i loro abbracci, il loro aver bisogno di noi, era quello che ci permetteva di non fermarci mai. La sveglia presto anche in vacanza, l’organizzare giochi e materiali, le corse a fare la spesa, il continuo mettere in ordine gli ambienti e la preparazione dello spettacolo finale non erano mai una fatica, tutto era ripagato dal sorriso di un bambino, dal suo sguardo affascinato verso di noi, dalla sua voglia di voler diventare ‘come noi’ un giorno.
Inutile, quindi, avere dubbi, anche quest’anno, dal 16 al 28 Luglio, tornerà il Grest, con le mattine dedicate ai più piccoli, ricche di giochi, musica e bans e il Grest serale, per gli adulti, con vari gruppi pronti ad intrattenerci durante le calde sere estive. A tenerci compagnia sarà Gulliver che ci porterà alla scoperta di terre lontane e sconosciute che sicuramente ci arricchiranno. VI ASPETTIAMO!

ATTENZIONE! Posti limitati

Le iscrizioni si possono effettuare ogni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 19:30 alle 21:00, presso il Centro Pastorale.

Per info:

  • Michela: 339 10 75 844
  • Veronica: 339 82 12 840
  • Edoardo: 389 95 34 349
  • Paolo: 389 69 44 111

Corri che campi

Corri che Campi” – una iniziativa giunta alla seconda edizione. Parrocchia “Santa Maria delle Grazie” e “San Francesco d’Assisi” in onore del Corpus Domini di Domenica 3 Giugno.

Sette km di strada che collegano Campi alla Madonna dell’Alto. Scegli tu come arrivarci: a piedi, in bici, in auto. All’arrivo, Celebrazione Eucaristica nella Chiesetta della Madonna dell’Alto.

Di seguito la locandina con il programma

Quarta domenica di Avvento

Adventsgesteck

Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

La liturgia della Parola dell’ultima domenica di avvento ci fa leggere il brano evangelico dell’Annunciazione, un testo in cui è possibile scorgere la bellezza, ma anche la difficoltà di rispondere alla chiamata del Signore. Egli, infatti, non desidera altro che stabilire una relazione paterna con ogni uomo, perché vuole la sua felicità. Per questo si è reso vicino all’uomo in maniera singolare nella persona di Gesù. Maria con il suo sì è divenuta il tramite che ha permesso a Dio di incontrare l’uomo: Egli, facendosi uomo, ha fatto sua la natura umana e quella divina, divenendo allo stesso tempo uomo e Dio. Maria, quindi, è quella “dimora di Dio”, che il re Davide non potè costruire con pietre e mattoni. Maria, disponibile al progetto di Dio, alla sua chiamata d’amore, mettendo la sua vita a servizio della Parola di Dio, ha realizzato nella sua vita quello che è forse il desiderio che ogni uomo, anche colui che dice di non credere, coltiva nel profondo del suo cuore: incontrare Dio e diventare per Lui una “Dimora”. Sull’esempio di Maria tutti gli uomini sono chiamati a diventare “dimora di Dio”, facendogli spazio nel proprio cuore e ritenendolo l’unico capace di poter dare un senso alla propria vita. E l’uomo incontra Dio, quando elimina dalla sua vita gli idoli dell’egoismo e dell’egocentrismo e tutte quelle cose effimere e passeggere che si presentano all’uomo come beni assoluti, ma lo riducono loro schiavo, lasciandolo deluso e infelice. Incontrare Dio significa intraprendere un cammino di libertà, perché solo Dio ha per noi il massimo dell’amore possibile: ci ama come suoi figli.

Andiamo fino a Betlemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)

Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio.
Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.

Raccolta alimentare – “E’ Natale per tutti”


E’ Natale per tutti!

E’ questo lo slogan dell’iniziativa lanciata dalla Pastorale Giovanile che, nei giorni 20 e 21 Dicembre, sarà occupata per la raccolta di generi alimentari a favore della Caritas Parrocchiale.
Un evento importante che vedrà impegnati, non solo i ragazzi dei vari gruppi, ma tutta la cittadinanza che vorrà e potrà partecipare, contribuendo a donare ciò che ritiene più opportuno.

I punti di raccolta saranno i supermercati:
-Conad
-Pam
-Dimeglio
-Despar
-M&G
oltre al banchetto allestito nelle vicinanze della Chiesa di “Mamma Bella”.

Terza domenica di Avvento


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 6-8. 19-28)

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

La terza domenica del tempo di avvento, chiamata “domenica della gioia”, presenta per la seconda volta l’esempio di Giovanni Battista. Il quarto Vangelo (quello dell’apostolo Giovanni) si apre con una triplice testimonianza del Battista circa l’identità di Gesù: nella prima chiarisce il suo ruolo (non è il Messia, né Elia, ma una “voce che grida nel deserto”); la seconda chiarisce chi è Gesù; nella terza il Battista i suoi discepoli a mettersi alla sequela di Gesù, perché è Lui “l’Agnello di Dio”). Il Vangelo di questa domenica si riferisce alle prime due testimonianze rese dal Battista. A coloro che gli domandavano chi fosse, egli afferma in maniera netta e chiara la sua inferiorità nei confronti di Gesù: Giovanni è solo un testimone, una “voce” prestata a Dio. Egli ha il compito di mostrare all’umanità la via definitiva, quel Gesù che sarà il tramite attraverso cui il Signore Dio incontrerà. Gesù, infatti, è Dio incarnato, e quindi Dio stesso che si rende partecipe alla storia dell’uomo perché si è fatto uno di noi in tutto, tranne che nel peccato. Giovanni è uno strumento posto da Dio per indicare agli uomini la strada, spesso difficile da scorgere e ancora più difficile da seguire.

Andiamo fino a Betlemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)
Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile, lo so. Molto più difficile di quanto sia stato per i pastori. Ai quali, perché si mettessero in cammino, bastarono il canto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. Per noi, disperatamente in cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano sal-vatori da tutte le parti, e costretti ad avanzare a ten-toni dentro infiniti egoismi, ogni passo verso Betlemme sembra un salto nel buio.
Andiamo fino a Betlemme. E un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. Ma questo, che dobbiamo compiere «all’indietro», è l’unico viaggio che può farci andare «avanti» sulla strada della felicità. Quella felicità che stiamo inseguendo da una vita,
e che cerchiamo di tradurre col linguaggio dei presepi, in cui la limpidezza dei ruscelli, o il verde intenso del muschio, o i fiocchi di neve sugli abeti sono divenuti frammenti simbolici che imprigionano non si sa bene se le nostre nostalgie di trasparenze perdute, o i sogni di un futuro riscattato dall’ipoteca della morte.
Auguri, allora, miei cari fratelli.