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Campi Salentina
sabato, Ottobre 19, 2019
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Grest 2018

Era arrivata l’estate e con lei erano cominciate le vacanze, il caldo di Luglio si faceva sentire, ma per noi dell’Odb non era ancora tempo di fermarsi.
Era finalmente giunto il nostro momento, quello che ogni anno attendevamo con impazienza.
C’era un appuntamento importante ad aspettarci, il nostro preferito: il Grest Estivo!
“Espera-un desiderio per il domani” e, in un attimo, animatori e bambini, ci siamo ritrovati catapultati in Messico.
A noi animatori bastava riunirci tutti insieme in quel Centro Pastorale che, improvvisamente, si trasformava in casa nostra, con addosso le magliette rosse, per sentirci pronti ad affrontare due settimane ricche di impegni e responsabilità.
A darci lo spirito giusto, la forza e la grinta erano, come sempre, i bambini. I loro sorrisi, i loro abbracci, il loro aver bisogno di noi, era quello che ci permetteva di non fermarci mai. La sveglia presto anche in vacanza, l’organizzare giochi e materiali, le corse a fare la spesa, il continuo mettere in ordine gli ambienti e la preparazione dello spettacolo finale non erano mai una fatica, tutto era ripagato dal sorriso di un bambino, dal suo sguardo affascinato verso di noi, dalla sua voglia di voler diventare ‘come noi’ un giorno.
Inutile, quindi, avere dubbi, anche quest’anno, dal 16 al 28 Luglio, tornerà il Grest, con le mattine dedicate ai più piccoli, ricche di giochi, musica e bans e il Grest serale, per gli adulti, con vari gruppi pronti ad intrattenerci durante le calde sere estive. A tenerci compagnia sarà Gulliver che ci porterà alla scoperta di terre lontane e sconosciute che sicuramente ci arricchiranno. VI ASPETTIAMO!

ATTENZIONE! Posti limitati

Le iscrizioni si possono effettuare ogni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 19:30 alle 21:00, presso il Centro Pastorale.

Per info:

  • Michela: 339 10 75 844
  • Veronica: 339 82 12 840
  • Edoardo: 389 95 34 349
  • Paolo: 389 69 44 111

Corri che campi

Corri che Campi” – una iniziativa giunta alla seconda edizione. Parrocchia “Santa Maria delle Grazie” e “San Francesco d’Assisi” in onore del Corpus Domini di Domenica 3 Giugno.

Sette km di strada che collegano Campi alla Madonna dell’Alto. Scegli tu come arrivarci: a piedi, in bici, in auto. All’arrivo, Celebrazione Eucaristica nella Chiesetta della Madonna dell’Alto.

Di seguito la locandina con il programma

Quarta domenica di Avvento

Adventsgesteck

Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

La liturgia della Parola dell’ultima domenica di avvento ci fa leggere il brano evangelico dell’Annunciazione, un testo in cui è possibile scorgere la bellezza, ma anche la difficoltà di rispondere alla chiamata del Signore. Egli, infatti, non desidera altro che stabilire una relazione paterna con ogni uomo, perché vuole la sua felicità. Per questo si è reso vicino all’uomo in maniera singolare nella persona di Gesù. Maria con il suo sì è divenuta il tramite che ha permesso a Dio di incontrare l’uomo: Egli, facendosi uomo, ha fatto sua la natura umana e quella divina, divenendo allo stesso tempo uomo e Dio. Maria, quindi, è quella “dimora di Dio”, che il re Davide non potè costruire con pietre e mattoni. Maria, disponibile al progetto di Dio, alla sua chiamata d’amore, mettendo la sua vita a servizio della Parola di Dio, ha realizzato nella sua vita quello che è forse il desiderio che ogni uomo, anche colui che dice di non credere, coltiva nel profondo del suo cuore: incontrare Dio e diventare per Lui una “Dimora”. Sull’esempio di Maria tutti gli uomini sono chiamati a diventare “dimora di Dio”, facendogli spazio nel proprio cuore e ritenendolo l’unico capace di poter dare un senso alla propria vita. E l’uomo incontra Dio, quando elimina dalla sua vita gli idoli dell’egoismo e dell’egocentrismo e tutte quelle cose effimere e passeggere che si presentano all’uomo come beni assoluti, ma lo riducono loro schiavo, lasciandolo deluso e infelice. Incontrare Dio significa intraprendere un cammino di libertà, perché solo Dio ha per noi il massimo dell’amore possibile: ci ama come suoi figli.

Andiamo fino a Betlemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)

Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio.
Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest’anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle. E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.

Raccolta alimentare – “E’ Natale per tutti”


E’ Natale per tutti!

E’ questo lo slogan dell’iniziativa lanciata dalla Pastorale Giovanile che, nei giorni 20 e 21 Dicembre, sarà occupata per la raccolta di generi alimentari a favore della Caritas Parrocchiale.
Un evento importante che vedrà impegnati, non solo i ragazzi dei vari gruppi, ma tutta la cittadinanza che vorrà e potrà partecipare, contribuendo a donare ciò che ritiene più opportuno.

I punti di raccolta saranno i supermercati:
-Conad
-Pam
-Dimeglio
-Despar
-M&G
oltre al banchetto allestito nelle vicinanze della Chiesa di “Mamma Bella”.

Terza domenica di Avvento


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 6-8. 19-28)

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

La terza domenica del tempo di avvento, chiamata “domenica della gioia”, presenta per la seconda volta l’esempio di Giovanni Battista. Il quarto Vangelo (quello dell’apostolo Giovanni) si apre con una triplice testimonianza del Battista circa l’identità di Gesù: nella prima chiarisce il suo ruolo (non è il Messia, né Elia, ma una “voce che grida nel deserto”); la seconda chiarisce chi è Gesù; nella terza il Battista i suoi discepoli a mettersi alla sequela di Gesù, perché è Lui “l’Agnello di Dio”). Il Vangelo di questa domenica si riferisce alle prime due testimonianze rese dal Battista. A coloro che gli domandavano chi fosse, egli afferma in maniera netta e chiara la sua inferiorità nei confronti di Gesù: Giovanni è solo un testimone, una “voce” prestata a Dio. Egli ha il compito di mostrare all’umanità la via definitiva, quel Gesù che sarà il tramite attraverso cui il Signore Dio incontrerà. Gesù, infatti, è Dio incarnato, e quindi Dio stesso che si rende partecipe alla storia dell’uomo perché si è fatto uno di noi in tutto, tranne che nel peccato. Giovanni è uno strumento posto da Dio per indicare agli uomini la strada, spesso difficile da scorgere e ancora più difficile da seguire.

Andiamo fino a Betlemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)
Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile, lo so. Molto più difficile di quanto sia stato per i pastori. Ai quali, perché si mettessero in cammino, bastarono il canto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. Per noi, disperatamente in cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano sal-vatori da tutte le parti, e costretti ad avanzare a ten-toni dentro infiniti egoismi, ogni passo verso Betlemme sembra un salto nel buio.
Andiamo fino a Betlemme. E un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. Ma questo, che dobbiamo compiere «all’indietro», è l’unico viaggio che può farci andare «avanti» sulla strada della felicità. Quella felicità che stiamo inseguendo da una vita,
e che cerchiamo di tradurre col linguaggio dei presepi, in cui la limpidezza dei ruscelli, o il verde intenso del muschio, o i fiocchi di neve sugli abeti sono divenuti frammenti simbolici che imprigionano non si sa bene se le nostre nostalgie di trasparenze perdute, o i sogni di un futuro riscattato dall’ipoteca della morte.
Auguri, allora, miei cari fratelli.

Seconda domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 1 – 8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

L’avvento non è solo tempo di attesa, ma è anche tempo di preparazione. Molto bello è il passo del profeta, in cui c’è l’invito urgente a preparare la strada al Signore che viene. Preparare la strada significa anche accingersi a percorrerla, decidere di incamminarsi, rinunciare alla staticità della mente e del cuore che accompagna la nostra vita, molto spesso ripiegata su ciò che nella nostra vita è urgente e incapace di scorgere ciò che è veramente necessario. Percorrere la strada di Gesù significa convertirsi nel cuore e nella mente. Giovanni Battista chiedeva la conversione dai peccati a causa dell’imminenza del giudizio. Gesù va oltre e chiede una conversione che consiste in un cambiamento radicale di vita. Conversione per Gesù è un cammino che porta a passare da una logica di egoismo, divisione, violenza, non accettazione dell’altro, a logiche di giustizia, pace, tolleranza, attenzione all’altro. Questo avviene quando noi scegliamo Gesù, prendiamo sul serio la sua parola. Con Gesù Dio entra nella nostra storia e percorre le nostre strade: si fa uno di noi in tutto, tranne che nel peccato, perché attraverso la fede in Lui, tutti gli uomini possono incontrare Dio.

Andiamo fino a Betlemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)

Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. Molto più faticoso di quanto sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri del bivacco, le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti, e la sonnolenza delle nenie accordate sui rozzi flauti d’Oriente. Noi, invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre con-quiste… per andare a trovare che? «Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

A.A.A. Ministranti cercasi

 

Ti piacerebbe diventare un ministrante o una ministrante?

ALLORA CI VEDIAMO OGNI DOMENICA ALLE ORE 10:30 IN CHIESA MADRE

Ti aspettiamo

 

Prima domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13, 33 – 37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. E’ come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.

Il tempo di avvento è un tempo di attesa, un’attesa di Gesù, ma anche un’attesa di Dio. Il Vangelo, pertanto, ci invita a “Vegliare”, perché non sappiamo quale è il momento in cui il Signore verrà. La veglia è tipica di quell’uomo che non vive una vita in preda al sonno, assopito e distratto, non curante del Signore che viene quando meno se lo aspetta, anzi, proprio in quei luoghi e situazioni in cui nessuno oserebbe cercare il Signore. L’avvento è tempo di Attesa, ma non l’attesa passiva di cui pretende che tutto gli sia dovuto o di chi non vuole impegnarsi. L’attesa dell’Avvento ci invita, invece, ad essere vigili e ad andare incontro al Signore, cercando di scrutare la sua presenza tra le pieghe della storia per scorgerlo nella nostra vita e nel volto degli altri, soprattutto di coloro che soffrono, che subiscono ingiustizie, che cercano il Signore con tutte le loro forze. L’Avvento ci invita a non essere superficiali nella relazione con Dio, nella preghiera e nell’ascolto della Parola. Vegliare significa avere il cuore sveglio e l’occhio attento per cogliere, nonostante l’esperienza sempre viva del dolore, della sofferenza e del male, la presenza di Dio che guida la nostra vita con mano paterna.

Andiamo fino a Betlmemme
(Riflessione di don Tonino Bello suddivisa nelle quattro domeniche di Avvento)

Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è lungo, lo so. Molto più lungo di quanto non
sia stato per i pastori. Ai quali bastò abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace
il copricapo di lana, allacciarsi alle gambe i velli di pecora, impugnare il bastone, e
scendere giù per le gole di Giudea, lungo i sentieri profumati di menta. Per noi ci
vuole molto di più che una mezzora di strada. Dobbiamo valicare il pendio di una
civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta a trovare l’antico tratturo che la congiunge
alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù.